Sito indipendente e non ufficiale. Questo archivio non è collegato agli organizzatori della gara, passati o presenti, e non gestisce iscrizioni.

Archivio della Maratona di Sant'Antonio

Strada di campagna deserta all'alba nella pianura veneta, con filari di platani ai lati
Strada di campagna deserta all'alba nella pianura veneta, con filari di platani ai lati

Questo è un archivio indipendente dedicato alla Maratona di Sant'Antonio, la maratona che dal 2000 al 2016 partiva dalla campagna veneta e arrivava nel cuore di Padova. Raccogliamo qui quello che di quella gara rischiava di andare perduto: il tracciato dei 42,195 km, l'albo d'oro anno per anno, i numeri delle iscrizioni, la storia della strada che il percorso ricalcava e il lavoro di solidarietà che le girava intorno.

Non organizziamo nulla e non rappresentiamo nessuno. Questo sito non è il sito ufficiale della gara: è un archivio curato da appassionati, e chi cerca informazioni sull'edizione in corso — data, regolamento, iscrizioni, ritiro dei pettorali — deve rivolgersi all'organizzazione ufficiale della gara, che è l'unica fonte valida per tutto ciò che riguarda il presente. Qui si parla soltanto di passato, e si parla con calma.

Che cos'era la Maratona di Sant'Antonio

La gara nasce nel 1988 come Maratona di Vedelago, organizzata da un gruppo di atletica locale in provincia di Treviso. Nel 2000, anno del Giubileo, un'organizzazione sportiva padovana la rileva, sposta l'arrivo a Padova e le dà il nome del santo della città: la prima edizione con il nuovo nome si corre il 30 aprile 2000. Da quel momento e fino al 2016 la maratona resta una delle classiche di primavera del calendario italiano, sempre a fine aprile, sempre su strade completamente chiuse al traffico.

Era una gara veloce. Il percorso storico attraversava nove comuni — Vedelago, Castelfranco Veneto, Resana, Loreggia, Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Cadoneghe e Padova — su un tracciato pianeggiante e leggermente in discesa, in un tratto di Veneto dove il dislivello si misura in poche decine di metri sull'intera distanza. Il record maschile del percorso, 2h09'02", risale al 2011; quello femminile, 2h29'18", è stato stabilito nel 2018, quando la gara aveva già cambiato nome.

Nel 2005 e nel 2006 la corsa ha ospitato il campionato italiano di maratona, un titolo che la Federazione Italiana di Atletica Leggera assegna ogni anno a una sola prova. Nel 2017 la manifestazione è stata ridenominata e continua tuttora a Padova sotto un altro nome: l'era intitolata al Santo copre quindi le diciassette edizioni dal 2000 al 2016.

Non solo 42,195 km

Attorno alla maratona è cresciuto negli anni un fine settimana intero. Dal Prato della Valle partivano le corse non competitive di 7 km, 4,5 km e 1 km, quest'ultima pensata per chi camminava piano; c'era una prova per bambini di 2 km con partenza alle 9.15, e in seguito si sono aggiunte una mezza maratona di 21 km e distanze da 10 e 5 km.

Il villaggio in piazza apriva il venerdì e chiudeva il martedì, fra pasta party, mercatino dell'antiquariato, consegna delle borse gara e spettacoli serali. Quella parte della manifestazione spiegava meglio di ogni comunicato che cosa fosse la giornata: qualche migliaio di maratoneti che correvano forte e molte più persone che camminavano, in una città chiusa al traffico. Il programma tipo di quei giorni è raccolto nella pagina degli eventi.

La Via del Santo

La ragione del nome non era soltanto promozionale. L'ultimo terzo del percorso storico ricalcava la Via del Santo, i circa diciotto chilometri fra Camposampiero e Padova che nel giugno del 1231 il frate Antonio, morente, percorse su un carro trainato da buoi. Morì il 13 giugno all'Arcella, alle porte della città.

Lungo quella strada stanno ancora i santuari legati a quei giorni — il Santuario del Noce, il Santuario della Visione, il santuario dell'Arcella — e all'arrivo, a poche centinaia di metri dal Prato della Valle, la Basilica del Santo, la cui costruzione cominciò subito dopo la canonizzazione di Antonio da parte di Gregorio IX. Farci passare sopra una maratona è una coincidenza geografica che si è trasformata in identità.

Correre per gli altri

Fin dalle prime edizioni la maratona ha sostenuto la lotta contro la leucemia infantile e l'oncologia pediatrica a Padova, che da decenni è uno dei centri italiani di riferimento in questo campo. I fondi raccolti sono andati alla costruzione di una struttura ospedaliera pensata per i piccoli pazienti e per le loro famiglie. La mascotte era un coniglio di nome Freccia, scelto dai bambini di una scuola elementare di Camposampiero "perché colpisce la leucemia come fa una freccia".

Come è organizzato questo archivio

Il sito è diviso in sezioni brevi, ognuna con un compito preciso. Se non sapete da dove cominciare, l'albo d'oro è la pagina che vale il viaggio: i file dei risultati del sito originale non sono sopravvissuti, e rimetterli in ordine è la ragione principale per cui questo archivio esiste.

  • La storia — dal 1988 di Vedelago al cambio di nome del 2017.
  • Il percorso — i 42,195 km, le varianti del 2011 e del 2016, le corse cittadine.
  • Le edizioni — anno per anno, con i numeri e i momenti che contano.
  • Albo d'oro e classifiche — la tabella completa dei vincitori e delle vincitrici.
  • La Via del Santo — il 1231, i santuari, la strada.
  • La solidarietà — la raccolta fondi e la mascotte.
  • Padova — che cosa si attraversava, per chi arrivava da fuori.
  • English section — a short summary of the same material in English.

Le informazioni pratiche dell'epoca — tempo massimo di otto ore, cronometraggio a transponder, trasferimento in pullman fino alla partenza — sono raccolte nelle informazioni tecniche e vanno lette per quello che sono: fotografie di come funzionava allora, non istruzioni valide oggi. Per gli orari e i servizi della città il riferimento resta il Comune di Padova.